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paesaggio scozzese

Vince il no al referendum per la secessione della Scozia, tenutosi il 18 settembre: 55,3% contro 44,7. Non uno scarto incredibile, per la verità: nella contea di Dundee City, il sì ha raggiunto il 57%. E anche Glasgow, la città maggiore della regione che fa ancora parte del Regno Unito, ha votato per quella che sembra l'autodeterminazione degli scozzesi. Che però autodeterminazione non è - sicuramente, non in un mondo in cui l'economia è globale e la politica dovrebbe esserlo.

Ammettiamolo: l'idea di una Repubblica di Scozia affascina molto di più. E per certi versi, si può empatizzare con la protesta di una regione che è mediamente molto più filoeuropea rispetto alla totalità del Regno Unito, che non perde occasione per sparare a zero contro il progetto comunitario e per chiedere il Brexit - contro il suo interesse. Senza contare che la tradizione manufatturiera scozzese fa a pugni con la finanziarizzazione della City di Londra, con conseguenti tensioni. E anche il trend politico è diverso: l'eredità di Margaret Thatcher si fa sentire, nel paese di Sua Maestà, a matrice decisamente liberista-conservatrice (mentre Edimburgo manda al Parlamento centrale molti più deputati laburisti rispetto alla media totale).

Tutto questo spiega perché la Scozia vuole l'indipendenza (o meglio, una sua parte): ragioni economiche, sociali, politiche, di atteggiamento nei confronti dell'Europa unita. Quindi il referendum in Scozia è un'occasione persa. Assolutamente no, anzi.

E allora, perché stare insieme? Non solo - e non principalmente - per i pericoli del "Non si sa cosa succede dopo il referendum". Indubbiamente, la possibilità di una secessione della Scozia ha provocato già una fuga di capitali: Repubblica parla di 17 milioni di sterline. E questo sarebbe successo ancor di più in caso di vittoria del sì: i grandi gruppi bancari che minacciavano fino al 18 sera di lasciare il paese. No, non è questa la ragione principale.

La ragione è un'altra: a frammentare, si può frammentare all'infinito. Perchè una volta indipendente la Scozia, anche la Scozia del Nord - le mitiche Highlands - potrebbe reclamare il suo diritto monopolistico a sfruttare, per la propria sola economia, le miniere di petrolio del Mare del Nord. E perché no, anche gli abitanti delle isole Orkney potrebbero fare lo stesso ragionamento. Oltretutto, parlano una lingua leggermente diversa dallo scozzese gaelico, lo iScots insulare: "Siamo proprio diversi - potrebbero dire - bloody hell!"

Sembra ridicolo un ragionamento del genere, certo. Ma è precisamente quello che avviene in numerose micro-regioni di tutta Europa: le guerre in Jugoslavia sono state questo, una frammentazione che poteva continuare all'infinito per motivi etnici. Perché a cercare l'unità "etnica", non si può fare a meno di frazionare l'Europa di secessione in secessione. E' assurdo pensarlo: basta guardare una qualsiasi mappa linguistica dell'Europa - il tuo vicino di casa parla un'altra lingua, facciamo uno Stato nazione per ogni piano del condominio?

 

Mappa Lingue Europa

A onor del vero, chi sosteneva il sì al referendum in Scozia: la scelta non era dettata da ragioni di nazionalismo. Cioè, non da argomentazioni quali: "Abbiamo la stessa lingua, vestiamo tutti il kilt e beviamo whisky, non vediamo perché gli immigrati debbano usufruire del nostro Welfare State". Non è così. Questo per quanto, a tratti, prima del 18 settembre hanno fatto capolino anche William Wallace o la battaglia di Bannockburn del 1314 (la quale decretò la sconfitta del regno d'Inghilterra, che allora era l'invasore). Ma c'era da aspettarselo.

In ogni caso, il problema è uno: gli Stati-nazione sono giunti al capolinea. Nel senso che la loro sovranità è ormai un'illusione e l'autodeterminazione dei popoli passa altrove. Non potrebbe essere diversamente in tempo di globalizzazione economica. E allora la domanda, piuttosto che cercare più sovranità nella secessione, dovrebbe essere: "Siamo sicuri che, con le grandi multinazionali e i gruppi finanziari che agiscono su un teatro mondiale, un piccolo Stato sia la risposta giusta?"

E che dire della politica estera: ogni volta che un conflitto o una controversia si pone, gli Staterelli europei rispondono in ordine sparso, senza la possibilità di contare alcunché. E l'economia: anche questa diventa uno strumento di contrattazione internazionale che può fare la differenza, a seconda che si agisca come la prima economia mondiale - l'Europa unita - oppure, di nuovo, in ordine sparso. Per questo il referendum in Scozia ha dato la risposta pragmatica giusta.

E c'è un problema di imitazione: Il Fatto Quotidiano aveva scritto, in concomitanza con la questione della Crimea, un bell'articolo con l'elenco di quali siano i territori che chiedono l'autonomia. E tra questi i secessionisti veneti, che per i motivi visti dovrebbero ripensarci a chiedere una repubblica indipendente. Così come fiamminghi e valloni del Belgio dovrebbero giungere a un accordo - difficilissimo, certo, dato che da un po' di anni sembrano non riuscire più a formare un govefrno stabile ogni volta che c'è un'elezione. Anche la Cataogna e i Paesi Baschi vogliono l'indipendenza, meglio sarebbe chiedere maggiori autonomie. Maggior federalismo interno.

Indipendenza Scozia

Perché, come ti abbiamo mostrato, è questa la sfida della globalizzazione: portare più competenze possibili alle territorialità, ma senza perdere l'unità che fa sì che la politica e le regole siano globali almeno quanto l'economia e la finanza. Per arrivare almeno ad una Federazione Europea: leggera, discreta, con poche competenze comuni, ma influente verso le lobby esterne. 

Il referendum in Scozia ha avuto un successo: ha imposto al governo del Regno Unito il problema di adattare la politica alle particolarità economiche e sociali del suo territorio. E quindi più autonomia, più autodeterminazione, senza secessione. Più federalismo interno, appunto. E in questo gli scozzesi hanno vinto: e non ci sarebbero riusciti senza una partecipazione così portentosa - il 97% degli aventi diritto si è iscritto alle liste per votare. Le ferite restano, ma nel lungo periodo potrebbero significare una maggiore comprensione reciproca.

 

 

In alto: paessagio scozzese -  Fonte Shadowgate. Seconda immagine: mappa delle lingue d'Europa - Fonte Zuluu.org. Immagine al fondo: un desiderio di indipendenza in polemica contro Londra - Fonte Buongiornosuedtirol.it

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