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Alfabeto Europa

Per sapere come nasca il sentimento dell’essere europei , c’è un documentario Rai da non perdersi: è L’invenzione dell’Europa, in onda domenica 12 luglio, alle ore 20:00, su Rai Storia. Conduce lo storico Andrea Giardina. E si aggiunge ad altri strumenti e servizi con cui la Rai parla di Europa, in concomitanza col semestre di presidenza italiana dell’Unione: questo attraverso documentari, spot ma anche materiale online interattivo.

Il documentario si può vedere sul canale 54 del digitale terrestre (23 di Tivùsat e 805 su Sky). Questo è lo streaming della diretta. È però probabile che, chi se lo perde, lo possa vedere in un secondo momento: non è infatti la prima volta che il programma viene trasmesso sul canale pubblico (e comunque, lo si può cercare su YouTube).

Perché non mancare all’appuntamento? Perché la puntata mostra, una volta di più, che ogni identità collettiva è una costruzione sociale: più o meno verosimile e più meno portatore di conseguenze inaspettate. Ma pur sempre una costruzione sociale. Anche il concetto di Europa (che, per il momento, resta una delle costruzioni sociali per noi più vantaggiose).

A partire dal mito greco del ratto d’Europa. Una fanciulla dal nome “Occhi grandi” (che, nella lingua antica, suona “Europa”) monta su un toro. La fanciulla non sa che la bestia è in realtà il dio Zeus, che si è innamorato di lei, e che la porta via in una corsa furiosa verso Creta. E qui, ha origine la prole dei due… gli occhi-grandesi, certo.

Questo è raccontato dal documentario di Giardina, così come alcuni momenti topici in cui gli europei cominciano a sentirsi europei: i greci contro i persiani nel V secolo a.C., i franchi di Carlo Martello contro gli arabi a Poitiers nel 732 d.C. L’identità è inizialmente – ahinoi – una contrapposizione: “Noi ci sentiamo un tutt’uno, perché combattiamo contro gli altri”. Non per questo i “noi” sono uniti e compatti: solo nel 1950 gli europei firmano un documento di pace dopo una guerra civile europea durata duemila anni (coi momenti più intensi durante le due guerre mondiali).

E questa è L’invenzione dell’Europa. Altri servizi sono forniti dalla Rai per chi vuole saperne di più sulla nostra storia comune. Un esempio su tutti, l’ Alfabeto Europa. Se vai in homepage e scorri un poco il mouse, trovi uno specchietto dal titolo “La storia dell’UE” con l’infografica mobile di pochi concetti e date significative. Più in basso, un numero vastissimo di video prodotti da Rai Educational sui sottotemi europei: lavoro, economia e territori. E così, puoi saperne di più sull’Erasmus plus e le opportunità offerte dagli accordi di Schengen, sulla Festa dell’Europa e sui trent’anni del Trattato Spinelli.

Sempre nella homepage del sito, in fondo, ecco il vero e proprio glossario dell’Europa: Accordo sociale, Acquis comunitario, Adenauer… Energia, Equilibrio istituzionale… Spinelli (questa voce, presa dalla Treccani, ci piace molto!).

E poi c’è il sito Rai di Cantiere Europa: la pagina iniziale ci accoglie con la lettura di citazioni famose sull’unità europea e con alcune sottosezioni tematiche. Tra queste, una particolarmente promettente, “link (veramente) utili”: come gli indirizzi web di Commissione, Europarlamento, Consiglio dell’Unione Europea e presidenza italiana durante il semestre europeo.

E soprattutto, i video spot Rai sull’Europa. Probabilmente, ti ricorderai qualcuno di quelli in elenco: durano un minuto circa e finiscono col sound-brand finale delle prime dieci note dell’Inno alla Gioia. I più celebri ripercorrono successi e fallimenti dell’Unione, la generazione Erasmus, i controlli europei sui nostri cibi e luoghi comuni erronei quali “Ce lo chiede l’Europa”. Se cerchi quindi “Rai Europa” sul browser, per saperne di più su come la TV pubblica tratta il tema comunitario, vedi che i risultati sono molteplici.

 

In alto: Le schermate iniziali di Alfabeto Europa e Cantiere Europa

Canada

Was ist Föderalismus?, suona in tedesco. Mentre tra i colleghi d’Oltralpe si dice: Qu’est-ce que c’est le fédéralisme? E in esperanto – la lingua che, secondo alcuni federalisti, dovrebbe diventare la lingua comune del terzo millennio: Kio federismo? Ma su questo, fa fede Google Translator.

Che cos’è il federalismo? Sembra un po’ la domanda che dà il titolo ad uno scritto del Settecento, Che cos’è l’illuminismo? E tra l’altro, hanno lo stesso padre spirituale, il filosofo tedesco Immanuel Kant. Lo stesso che nel 1795 scrive il libriccino Per la pace perpetua. In cui fa capolino, per la prima volta, proprio la teoria del federalismo.

E per rispondere alla domanda, il federalismo è l’unione politica di diversi Stati: quindi, un meccanismo che preserva l’autonomia dei territori geopolitici coinvolti e però dà loro un governo comune con poche competenze condivise. Su tutte, la politica economica e monetaria, estera e di difesa (quindi l’esercito). Oppure, naturalmente, la teoria che ne fa il modello democratico per eccellenza, che unisce autonomia dei territori e sinergia.

Ora, Kant non pensa ancora a questo meccanismo: il filosofo tedesco si limita a dire che gli Stati del mondo, se non stabiliranno un’autorità politica a loro superiore, saranno perennemente destinati a farsi la guerra. Con poche tregue che non si possono certo chiamare pace. Meglio allora uno “Stato di cittadini”, una “lega della pace”: che in latino è foedus pacificum. Da cui federalismo.

L’idea è questa: un trattato di pace non basta tra Stati che sono pari e non riconoscono nulla di superiore (è il principio della Pace di Westfalia). Chi impedirebbe infatti a uno di questi di rompere la tregua? Non c’è un’autorità maggiore che possa impedirlo. Per vivere in pace, gli Stati devono quindi rinunciare a una parte della loro libertà di azione e fondare una federazione mondiale – repubblicana, non monarchica.

Questa è la teoria. Negli stessi anni, le tredici colonie del Nuovo Mondo si trovano a dover decidere i termini della loro futura unione: una confederazione (cioè un semplice patto tra Stati pari) o una federazione (quindi uno Stato di Stati).

Alla fine, dopo una dialettica molto accesa tra le due parti, vince il secondo modello. Ma con la definizione di due camere parlamentari: una bassa (rappresentativa dell’unità della nazione) e una alta, espressione politica dei singoli Stati. E così i nuovi Stati Uniti d’America scrivono la prima Costituzione federale della storia del mondo.

E non è stata l’ultima: oggi le federazioni occupano circa metà del mondo emerso, quasi tutte governate da un regime democratico e con parlamento bicamerale: questo per dare spazio di espressione sia all’unità politica, sia alle autonomie territoriali. Nell’elenco compaiono, tra i vari esempi, Canada, Australia, Brasile e Russia.

In Europa occidentale, lo Stato che meglio incarna il modello federale è la Germania (i suoi länder sono veri e propri Stati, dotati quindi di larghe autonomie). Quello meno federale e più centrale è la Francia: in breve, è quello che riconosce meno autonomia legislativa, esecutiva e giudiziaria alle sue regioni. Per quanto riguarda l’Italia, il processo è ancora in corso di definizione: bisogna vedere quanto si vorrà andare oltre il semplice federalismo fiscale a favore di un federalismo politico più completo.

E l’Unione Europea? È un caso particolare: per ora, è una mescolanza tra elementi confederali e federali, quindi tra caratteristiche che l’avvicinano ad una semplice organizzazione internazionale e altre che la fanno sembrare un vero e proprio Stato. Ma questo meriterebbe un discorso a parte.

 

In alto: Vancouver nel federalissimo Canada - Lloyd K. Barnes Photography

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